Le tasse dell'e-commerce
Commercio
virtuale, ma il fisco resta reale!
Tante soluzioni
con diversi investimenti per operare nel
commercio on line
E' finita l'era dei
paradisi fiscali per il commercio elettronico.
Nonostante le difficoltà di definire la
residenza fiscale dei proprietari dei siti
commerciali e quelle relative alla smaterializzazione
dei prodotti che possono essere anche venduti
completamente per via telematica, come libri,
musica o servizi, le regole del fisco sono
chiarissime.
Per quanto riguarda l'IVA, bisogna distinguere
tra commercio elettronico diretto, con consegna
per via telematica, e quello indiretto,
in cui la transazione avviene in modo tradizionale
con le spedizioni. Nel primo caso si applica
la prestazione di servizi regolata dal D.P.R.
633/72 art.7 del Ministero delle Finanze.
Nel caso di consegna fisica si applicano
le norme del Dpr. 633/72.
Le imposte variano a seconda se le transazioni
commerciali siano scambiate tra soggetti
europei o extra-europei. Nel primo caso
si applica quanto stabilito dal Dir.
31/2000 . Nel secondo caso le
tassazioni avvengono al passaggio della
dogana. Una recente direttiva varata dalla
Commissione europea su iniziativa di Frits
Bolkenstein, commissario europeo responsabile
del mercato interno, ha stabilito che le
aziende extra-europee con fatturato superiore
a 100 mila euro (ovvero più di 200 milioni
di lire) devono registrarsi in uno dei paesi
dell'Unione e pagare l'IVA.
Per saperne di più potete leggere il
documento originale (in formato
pdf). Apparentemente questa decisione sembrerebbe
creare uno svantaggio alle aziende esterne,
ma d'altra parte queste, pagando le tasse,
riceverebbero un controllo maggiore e una
protezione dagli atti - così frequenti -
di pirateria.
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