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I SEGRETI DELLA COMUNICAZIONE
Tutti possono comunicare,
ma non tutti sanno farsi capire
Comunicare significa tante
cose e può non significare nulla: tutto
dipende dal senso che vogliamo dare alla
parola.
Una gentile amica mi ha scritto chiedendomi
suggerimenti per imparare a parlare in pubblico.
I consigli da darle (da darvi) sono infiniti.
Non basterebbe una dispensa con più di dieci
pagine. Mi limiterò, pertanto, agli aspetti
cardini della comunicazione: il verbale,
paraverbale, non verbale. In tutti i libri
che trattano quest'argomento c'è scritto
che saper comunicare significa sapersi esprimere;
sapersi esprimere significa farsi capire.
Per farsi capire occorre suscitare interesse
in chi ascolta le nostre parole. In sintesi,
per comunicare occorre:
1. conoscere il destinatario;
2. usare appropriati veicoli di trasmissione;
3. saper suscitare interesse;
4. informare esaurientemente;
5. ascoltare e valutare le reazioni del
destinatario;
6. migliorare, se necessario, il contenuto
dell'informazione trasmessa, usando differenti
e più efficaci mezzi di comunicazione;
7. suscitare interesse con nuovi stimoli;
8. riascoltare e valutare di nuovo le reazioni
del destinatario, sempre, all'infinito.
Sin qui nulla di nuovo. Ma, come senz'altro
Vi sarà capitato, per comunicare non
basta accontentarsi di avere trasmesso ciò
che volevamo dire (quante volte lo avete
fatto e l'altra parte non ha capito nulla
o ha travisato le Vostre parole?). Se veramente
vogliamo ottenere successo quando comunichiamo
con gli altri, dobbiamo mettere il destinatario
nella situazione di capire ciò che noi gli
abbiamo comunicato. Oserei affermare che
tutti possono comunicare, ma non tutti sanno
farsi capire. Da ciò deriva che saper comunicare
è un'arte. Un'arte che secondo me si può
imparare. Per impararla occorrono buona
volontà (tanta) ed esercizio continuo dei
metodi che regolano le moderne tecniche
di comunicazione.
Ma comunicare che cosa significa realmente?
"Comunicare" significa inviare, trasmettere,
trasferire, far conoscere, ecc. Comunicare
significa tante cose e può non significare
nulla: tutto dipende dal senso che vogliamo
dare alla parola. Più semplicemente possiamo
affermare che "comunicare" significa "trasmettere".
Chi comunica è una "fonte di trasmissione"
e chi riceve è il "destinatario".
Verbale, paraverbale e non verbale.
Eccoci giunti agli aspetti più importanti
della comunicazione. Suggerirei alla nostra
amica (nonché a tutti Voi) di prestare attenzione
a ciò che si dice e a ciò che si fa. Intanto,
attenzione alle parole: parlare semplice
è uguale a parlare chiaro. Usare il linguaggio
più forbito spesso non aiuta a catturare
l'attenzione di chi ascolta, anzi, molto
spesso causa l'effetto contrario. Durante
i miei corsi cito sempre questo detto: "Usa
il linguaggio dello scemo del villaggio…che
ti capirà anche il saggio".
Prima regola di un buon comunicatore
è di conoscere il pubblico al quale dovrà
parlare. Usare un linguaggio da marketer
va bene…..se dovete parlare ad un pubblico
di addetti ai lavori. Ma se l'uditorio è
composto di persone che non vengono dallo
stesso ambiente, sarebbe meglio utilizzare
parole semplici, tratte dal linguaggio comune,
in modo che tutti capiscano e che nessuno
si annoi.
Tenete presente che il verbale (ovvero
le parole che sono dette in una qualsiasi
conferenza, seminario, lezione scolastica,
o semplice riunione di lavoro) rappresenta
solo il 7% della comunicazione. Ciò
significa che le Vostre parole, colpiscono
l'attenzione dei presenti in misura minore
di quanto possiate pensare. Se Vi limitate
ad usare solo il verbale correte il rischio
di parlare esclusivamente alle persone auditive,
e quindi: di escludere tutte le altre. Alla
fine del Vostro incontro, molte delle persone
presenti avranno afferrato solo una percentuale
minima di ciò che avrete detto.
Per quanto riguarda invece il paraverbale
(tono, timbro, volume, inflessione della
voce, ecc), è bene alternare il tono in
base agli argomenti trattati. Ma perché
è così importante variare il proprio tono
di voce? Perché il 38% della comunicazione
passa attraverso il tono, il timbro, il
volume e l'inflessione della voce. Questo
significa che se Volete farvi capire dovete
assolutamente alternare il tono della voce
in base ai concetti che state esprimendo.
Se non lo fate, se continuate a parlare
con il solito tono di voce, rischiate, nella
migliore delle ipotesi, di fare addormentare
le persone. In questo caso ci rivolgiamo,
in modo di favore, alle persone chiamate
cinestesiche. Sulla base delle mie esperienze
personali, Vi consiglio d'integrare sempre
il Vostro discorso con metafore, aneddoti,
paradossi, case history e, soprattutto,
portare esempi concreti della Vostra esperienza
vissuta. Queste persone hanno bisogno di
provare sensazioni, amano l'effetto "pelle":
apprendono di più da una breve esperienza
raccontata in cinque minuti, con enfasi
e piena di sensazioni (e quindi con un tono
di voce appropriato), che da una relazione
della durata di un'ora, letta (nel senso
stretto della parola) con tono lineare e
spesso (troppo spesso) stucchevole.
Infine, ben il 55% della Vostra comunicazione
passa attraverso l'atteggiamento non verbale,
chiamato anche "IL LINGUAGGIO DEL CORPO".
Per esempio il contatto con gli occhi, i
movimenti del corpo, delle mani, i supporti
visivi, ecc. In questo caso si coinvolgono
tutte quelle persone che hanno, come sensi
più sviluppati, quelli visivi. A tale proposito
è meglio guardare a turno tutte le persone
presenti nella stanza. Scambiate con ognuna
di loro il Vostro sguardo, fate in modo
che si sentano coinvolte. Poi sappiatevi
muovere, sappiate muovere soprattutto le
mani. Niente mani in tasca (per evitarlo
basta tenere in mano un pennarello con cui
scarabocchiare una lavagna a fogli). Usatele,
le mani. Usatele per accompagnare le Vostre
parole, i toni, le cadenze, per rilevare
dei passaggi importanti. Muovete le mani
sempre aperte verso gl'altri; non stringete
mai i pugni e non incrociate mai le braccia.
Laddove potete, usate sempre i lucidi per
aiutarvi (ed aiutare le persone a capire
meglio) nella Vostra presentazione.
Ricordatevi, sempre, che per comunicare
a 360 gradi dovete "toccare" tutti i sensi.
Dovete trasmette le informazioni attraverso
tutti e tre i canali d'accesso: auditivo,
visivo, cinestesico.
Spero di essere stato d'aiuto alla nostra
amica e magari, anche a qualcuno di Voi.
Chi volesse pormi delle domande su questo
o altri argomenti, può farlo scrivendomi
a
giancarlo@giancarlofornei.com.
Giancarlo Fornei
Consulente & Formatore |